Vertigini infinite, formidabili malinconie

Ricordo le recensioni, intrise di eccitazione, persino di stupore. Da cui un’aspettativa feroce.

Poi, una volta finalmente entrato in possesso del (doppio) CD, l’ascolto: qualcosa di infantile e infernale assieme. Una casa di specchi ossidrica. Un libro di pop-up tellurici. Un grandissimo album rock col coraggio dei lavori che vogliono spingerti oltre te stesso.

Il 24 ottobre 1995 usciva Mellon Collie And The Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins.

Di seguito uno stralcio dall’articolo monografico scritto per Sentireascoltare un bel po’ di tempo fa.

***

Con Mellon Collie And The Infinite Sadness (Virgin, 24 ottobre 1995), Corgan si sentì finalmente libero di squadernare il ventaglio stilistico delle proprie ossessioni. Di più: ne fu travolto. L’esplosione della cameretta lo risucchiò nella vertiginosa gravità d’un percorso da compiere tutto intero, ciclico come quelle ultime note di piano che riecheggiano le iniziali, come i bagliori del tramonto riverberano in quelli dell’alba. Una notte di caleidoscopica schizofrenia, dove l’inquietudine può anzi deve assumere tutti i volti conosciuti e quelli inattesi, come una medaglia che mostra una faccia diversa ad ogni rotazione.

Ventotto i pezzi distribuiti su due CD, uno sforzo congiunto di composizione e arrangiamento (agli ingredienti “consueti” si aggiungono gli archi della Chicago Symphony Orchestra, tastiere, piano, lap steel…) che polverizza a monte l’equivoca appartenenza alla famiglia grunge. Non a caso vengono ingaggiati quali co-producer Alan Moulder – già al lavoro con My Bloody Valentine, Ride e Nine Inch Nails, nonché ingegnere del suono per Siamese Dreams – e l’incontenibile Flood, fresco dei lusinghieri risultati ottenuti con U2 e – di nuovo – Nine Inch Nails. Il valore dei singoli pezzi e il sistematico stridore stilistico della scaletta rendono l’ascolto un’esperienza elettrizzante.

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Solo il primo volume – intitolato Dawn To Dusk – annovera episodi straordinari come la veemenza sinfonica di Tonight, Tonight, il prog-pop onirico di Porcelina Of The Vaste Oceans, il folk-psych di Galapagos e To Forgive, l’hard acido di Zero ed i miraggi pop di Cupid De Locke e Take Me Down. Senza contare quella Bullet With Butterfly Wings con cui Corgan e compagni azzeccano la loro Smells Like Teen Spirit, guadagnandosi l’heavy rotation di MTV.

Ma è il secondo dischetto – Twilight To Starlight – che ci porta in dono le sorprese più gustose. Per l’impudenza con cui allinea in sequenza hard-noise furibondo (Bodies), palpiti dream-folk (Thirty-Three), valzer desertico (In The Arms Of Sleep) ed un prototipo di perfetta wave-pop (1979). E per il vaudeville goticheggiante di We Only Come Out At Night. Per l’ineffabile pastiche LennonHarrison di Beautiful. Per la trepida nudità acustica di Stumbleine. Per lo sfrigolio siderale di stampo Eno che sigilla i cosmici tormenti di Thru The Eyes Of Ruby. Per una By Starlight che stempera prog, pop, psichedelia e spacey-folk. Persino la conclusiva Farewell And Goodnight, in cui tutti i componenti la band si alternano al canto forse per sottolineare la ritrovata compattezza, non è un mero siparietto da titoli di coda (che pure a quel punto ci sarebbe stato bene), bensì l’ultimo prezioso di un rosario impagabile.

Le critiche di megalomania rimbalzano su questo disco come palline da ping pong, giusto perché un’impresa del genere non poteva che muovere da un’ambizione abnorme.

7 commenti

  1. Nulla da ridire… anzi, esulta la mia psiche a tanta bellezza e inventiva e “compattezza” musicale ma per me… è solo per me … un errore lo hanno commesso …
    questo….

    🙂

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  2. Stevie Nicks… la sua voce, pulita, semplice, la chitarra classica perfetta di Lindsey , quella è una canzone scritta da Lei e di un vissuto sulla sua pelle e non me la potrai mai farne una cover acustica.. con quella voce che a volte miagola e a volte sembra stiano stringendole il cappio al collo…non voler infierire troppo vorrei ma sulla chitarra che a volte stona. no no no… per me non ci dovevano proprio pensare! Comunque è un pensiero mio, che è poca cosa nel mondo musicale anzi varrà niente e seppur la stessa Stevie, alla fine abbia, accettato di buon grado… la loro versione (nell’ipotesi di collaborare insieme nel futuro) secondo me una smorfia di disagio l’ha fatta….

    gli Smashing mi piacciono talmente tanto che li trovo unici nei live… più che nei brani su disco ma QUELLA canzone non è cosa loro 🙂

    sera Stefano, hai scritto un bellissimo post, ci hai lasciato il cuore dentro, e anche nella recensione di sentireascoltare…lo ritrovo, ma mai come qui!

    Piace a 1 persona

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