Tartarughe

turtle

L’uomo dovrebbe avere la mia età, più o meno la stessa della sua compagna. Ammesso che sia la sua compagna. Sto solo ipotizzando. Sostano in piedi di fronte a una panchina, dove sta seduta una signora anziana. È molto anziana, la signora. Indossa un abito leggero, lungo fino alla metà delle caviglie, così sottili che a guardarle senti lo stomaco comprimersi. Sottili e pallide, le caviglie, come quelle braccia abbandonate sul ventre, le mani unite per i palmi, come se volessero attestare l’una la presenza dell’altra.

L’anziana ha i capelli radi e corti, gli occhi neri e spilliformi puntati verso il laghetto. Osserva le tartarughe d’acqua, le guarda che incrociano rotte pigre o stanno rigide sulle sponde, si offrono al sole, stanno a lungo immobili eccetto qualche movimento improvviso, quei brevi scatti meccanici. Asciugandosi, i gusci sbiancano, acquistano lo stesso colore biancastro delle pietre.

L’uomo annuisce e sorride mentre la donna – la sua compagna? Sua sorella? – parla al telefono, a voce alta, troppo alta. Sento chiaramente scampoli di frasi, squillano nella quiete del parco, quella quiete sospesa e sorpresa da domenica mattina, quando tutto sembra accadere da un’altra parte e quasi sembra di poter vedere la leggerezza stessa dell’accadere. “Sì sì, è tranquilla”, la sento dire. “Un po’ di latte col pane”, la sento dire. “Ci sono le tartarughe”, la sento dire. L’uomo, che continua a sorridere rivolto all’anziana, d’un tratto prende un telefono dalla tasca della giacca, si mette ad armeggiare finché non fa partire una musica. Un valzer viennese, mi pare di Strauss. Certamente è di Strauss.

turtle2

Di colpo l’anziana spalanca la bocca. La pelle del volto si ridispone in uno stupore gioioso. S’impegna tutta insieme, la pelle, come chiamata a raccolta per manifestare un’espressione di felicità piena, esclusiva. Fragile, sì, ma totale, senza ombre di consapevolezza, senza rimpianto. Come una palla trattenuta sott’acqua che, lasciata libera, fa un balzo verso la superficie, oltre la superficie, a riprendersi l’aria e la scena.

Vedo l’anziana sollevare le braccia, iniziare a muoverle per scandire il tempo. Va fuori tempo rispetto alla musica, ma ho come la sensazione che sia la musica, invece, a sbagliare. La signora batte le mani senza produrre rumore, come se i palmi non ne fossero più in grado, capaci soltanto di verificarsi l’un l’altro, di sancire l’abbandono. Il busto, le gambe, le caviglie sottili, restano immobili. Sì, la musica è sbagliata. Non potrebbe esserci nulla di più giusto di quello che sto vedendo.

L’uomo fa scivolare il telefono nella tasca della giacca, mentre la musica continua a gracchiare e vorticare. Si china verso l’anziana, la fa alzare, la sostiene. Iniziano a ballare, lei un intruglio di ossa e ginocchia, lui uno schema di movimenti cauti. Li guardo e mi sembrano credibili. In qualche modo, mi sembrano credibili. Adeguati. La compagna o sorella di lui – chissà – adesso ride, parla ancora al telefono, fa squillare altre frasi. “Sta ballando”, dice, “dovreste vederla”, la voce s’incrina, “vi spedisco il video”.

Non dura molto. L’anziana manda indietro la testa, sposta una mano sul viso dell’uomo, guardando altrove, come se non riuscisse più a concepirsi. Lui si ferma, un lampo d’allarme trattenuto nello sguardo, le dice qualcosa in un orecchio. La fa sedere, piano, sulla panchina. Lei recupera la posizione di prima, come se fosse l’unica posizione possibile, l’unica che le sia rimasta. Tiene la bocca aperta, senza labbra. I tratti spremuti in un sorriso, una maschera di sorriso.

turtle1

Ed ecco che solleva le braccia, le mani. Le fa ondeggiare. Canta, con una voce che è un po’ bambina e un po’ esausta, una voce da fine del tempo. La melodia è sparsa, incerta, ma riconosco le parole. Sono le parole del Ballo del qua qua. L’uomo adesso ride. La sua compagna-o-sorella riprende la scena col telefono. Sta ridendo anche lei, però mi sembra di vedere una lacrima attraversarle la guancia. Non ne sono sicuro, credo solo di vederla brillare, è questione di un istante.

L’anziana canta. I pochi passanti si voltano nella direzione dei tre. Un uomo si sofferma, ha l’espressione più divertita che stupefatta. Saluta. L’uomo e la donna fratelli-compagni ricambiano il saluto. La donna ammicca verso l’anziana sulla panchina e dice: “novantatré anni, balla e canta”. Il passante scuote la testa e inarca le labbra. La donna ride, prende un respiro profondo.

A quel punto, non saprei dire se nello stesso momento, se subito dopo o poco dopo, questione comunque di istanti, l’anziana si zittisce, si blocca. Si fa largo subito un silenzio nuovo, abitato. L’anziana porta le mani al volto. Solo gli occhi rimangono scoperti, quegli spilli neri, più vivi dentro che fuori, ma dentro vivissimi. Vivi di un’agitazione irraggiungibile, difficile da misurare. L’uomo, che forse è il nipote, o un figlio tardivo, non saprei dire a questo punto, porta le mani ai fianchi e osserva l’anziana. La osserva con gli occhi di chi non capisce. La donna, sorella o compagna, che sta digitando sul telefono, avverte quel silenzio, alza la testa e osserva a sua volta l’anziana, congelando una breve esitazione.

Lo sguardo dell’anziana è rigido, nero e inflessibile. Lo seguo. In quel silenzio nuovo, diverso, sospeso, lo seguo. Lo scopro puntare la sponda del laghetto, dove il sole di maggio imbianca tutto, la staccionata, le pietre, i carapaci. Lo seguo, e vedo una tartaruga, una tra le più grandi, che si è rovesciata tra le pietre. Agita le zampe, estrae il collo estenuato. Oscilla, in bilico tra due pietre. Un sussulto di zampe e collo. Si rovescia ancora. Scivola. Scompare nell’acqua putrida.

turtle3.jpg

2 commenti

  1. gran bel racconto. l’atmosfera luminosa e quieta del parco crea un intrigante chiaroscuro con l’orrore che traspare sotto traccia, un malessere indicibile perché privo di suono quanto le mani “capaci soltanto di verificarsi l’un l’altra”. la realtà si fa fiction a tal punto che anche guardandola dal vivo siamo costretti a valutare se essa sia in qualche modo “credibile”. di più, la realtà si fa fiction a tal punto che anche guardandola dal vivo siamo costretti a riprenderla con l’iPhone perché possa davvero accadere. e allora ecco a voi (noi?) un’umanità che ormai esiste più sotto che sopra (mi viene in mente la recente serie tv Stranger Things): prospettive ribaltate, come quelle della tartaruga rovesciata tra le pietre, animale mitologico che secondo la leggenda dovrebbe portare il mondo intero sul dorso. sì, beh, indubbiamente il siparietto della geronte che prima balla un valzer e poi canta il ballo del qua qua può risultate divertente. eppure è un ghigno grottesco, quello che ne risulta, una bocca “aperta, senza labbra”, coi “tratti irrigiditi in una maschera di sorriso”. un imbuto da cui esce una “voce da fine del tempo” che invece di salmodiare verità assolute o significanti aforismi, farfuglia la nota canzone di Romina Power. brrr… cosa siamo diventati. nel suo cervello che lavora ormai a corrente alternata, pure la vecchia se ne rende conto, al punto che non riesce più a “concepirsi”. in ultima analisi, restano solo gli occhi spilliformi che intuiscono la fine, il non senso, il mondo intento a “scomparire nell’acqua putrida”. davvero un racconto denso e urticante. (verso l’inizio, quando scrivi “L’anziana ha i capelli (…). L’anziana guarda le (…), il secondo “L’anziana” suona ripetitivo. senza, forse il testo scorre meglio).

    Piace a 1 persona

    • Ti ringrazio molto. Anche per aver segnalato la ripetizione, che ho corretto.
      Sì, è come dici tu. La linea di confine tra realtà e finzione sembra accartocciarsi, ripegarsi su se stessa, ed è così sia per come stiamo vivendo (una fuction che si crede realtà, e viceversa) sia per come percepiamo.
      Questo raccontino, difatti, è realmente accaduto, a parte qualche dettaglio, quelli di cui la fiction ha voluto impadronirsi.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...