Del vizio che verrà

“Our aspirations, are wrapped up in books / Our inclinations are hidden in looks”

C’è questa cosa delle raccolte di racconti che non si vendono. Alcune case editrici, molte, invitano persino gli aspiranti scrittori a non proporle. Spesso specificando che: non verranno tenute in considerazione. Difficile da capire questo ostracismo, non tanto degli editori (forse un po’ sì, anche) quanto da parte del mercato. Un mercato già esiguo per la narrativa lunga, la saggistica e la poesia, ma addirittura quasi inesistente per la forma breve del narrare. Se proprio dovessi spiegarmelo, direi che soprattutto oggi, oggi soprattutto, a un libro il lettore chiede il prodigio – il sollievo – di entrare in connessione con l’idea di unicità. Di ricevere in regalo (o comunque a buon prezzo) il conforto di un luogo – una comfort zone – in cui stare e sostare. L’illusione di un libro-isola, perché di arcipelaghi di storie sparse nei pelaghi della simultaneità e accessibilità ne abbiamo di avanzo, ne abbiamo così tanti da frantumarci la testa. A questo punto, devo confessare: sono colpevole. Li ho sempre amati, i racconti, ma col tempo e la prassi ho finito per tradirli, per considerarli alla stregua di situazioni occasionali, di incontri fortuiti. Sono, le short stories, qualcosa che non vado a cercare ma accade che le incontro, che ci sbatto contro quasi senza volerlo (si consideri il peso specifico di questo quasi, sul quale evito di dilungarmi). Difficilmente insomma compro una raccolta di racconti, ma ammetto che quando capita ne godo con una certa regolarità: ad esempio ultimamente ho goduto molto con Il paradiso degli animali di David James Poissant, Trilobiti di DJ Pancake o Io odio John Updike di Giordano Tedoldi. Per non scordare L’età della febbre, una bella raccolta di autori vari italiani (Carbé, Santoni, Durastanti…) pubblicata da Minimum Fax.

Tutta questa pappardella ha l’unico scopo di introdurre e anticipare quello che diverrà a breve un vizio di questo blog. Ovvero: capiterà – succederà, accadrà – che ogni tanto tra i post farà la sua comparsa un racconto. Lungo, breve, medio: vedremo. Sarà un modo per espiare la mia colpa di lettore iniquo (o di aggravarla) e soddisfare al contempo la mia brama di scrivere, la mia vena di scrivente cocciuto. A voi la bontà di sbatterci contro. Anche quasi senza volerlo, casomai, può andare bene. Andrà senz’altro bene.

Soundtrack: Belle And Sebastian – Wrapped Up In Books

7 commenti

  1. Ho un bel sorriso più che soddisfatto,mentre leggo il tuo blog,scrivi da sempre con passione e si sente.
    I tuoi precedenti due libri non possono rimanere troppo soli,dunque gran bella cosa l’idea dei racconti,anche perché penso che i racconti di per sé,siano una benedizione per chi li legge.
    E paragonabili alla Valeriana per gli insonni: sembra avere un effetto blando,invece nel tempo dimostra la sua vera forza. Complimenti!

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  2. Sai quella cosa di Cortázar che paragona i racconti e i romanzi rispettivamente alle fotografie e ai film? Ecco abbiamo assolutamente bisogno di entrambi, respiri diversi per momenti diversi. Il mio unico “problema” se così si può dire con le raccolte di racconti è che fatico a leggerli in sequenza perché ho bisogno di un po’ di tempo per far decantare una racconto appena concluso, non riesco ad immergermi di nuovo in un altro quando ancora ho le trame di quello appena finito addosso. Quindi se sono in giro e voglio leggere a lungo con i racconti ad un certo punto mi devo fermare e resto senza niente da leggere, con i romanzi ovviamente no. Ma sono dettagli di “maniaci ” della parola scritta 😁.
    Tutto questo per dirti che avrai una lettrice sicura 😉.

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  3. Mi pare una cosa molto “di testa”, razionale.
    Vorrei più colore fantastico ma ancorato a una preziosità, anche altrui, che non capisco, ma spiegata bene.
    Brevità. Un mazzetto di fiori, o anche un singolo fiore di cui tu ce ne dai il suo perché.
    Ad intuito. (Da parte mia, dico).
    Ciao

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